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Archiviazione per Mons. Rigon: aveva definito i gay malati da curare

9 agosto 2011 3 Commenti

Genova. Da oggi lo sappiamo. Definire i gay malati da curare non reato.Lo ha deciso la Procura della Repubblica di Genova che oggi ha chiesto l’archiviazione per infondatezza della notizia di reato per monsignor Paolo Rigon.

Così si era espresso il Presidente del Tribunale ecclesiastico della Liguria lo scorso febbraio, inaugurando l’anno giudiziario ecclesiasistico. “Non si nasce omosessuali. Quindi, dal momento che l’omosessualità è indotta, bisogna prenderla dall’inizio, perché così si può superare, attraverso la psicoterapia”.

E per queste dichiarazioni era stato prontamento denunciato dalla Casa della Legalità per violenza privata e diffamazione aggravata. Anche le associazioni avevano preso posizione nei confronti dell’alto prelato: Gaylib, insieme a Arcilesbica e Arcigay, aveva presentato un esposto all’ordine dei medici e degli psicologi.

“Al di là della vicenda giuridica resta comunque l’amarezzza per l’affermazione che era stata fatta, che resta pesante sul piano umano”, dice oggi Mario Moisio, referente per la Liguria e consigliere nazionale dell’associazione Gay Lib.

“Putroppo spesso uomini e donne cadono nella trappola delle terapie riparative, o perchè costretti, o perche si pensa di trovare nella ricerca di una presunta normalità un certo sollievo”. “Noi vorremmo un mondo in cui tutti si possa vivere in armonia al di là del proprio orientamento sessuale – continua Moisio. “Putroppo l’omofobia che circola ogni giorno a livello isituzionale va proprio nella direzione opposta”.

La richiesta di archiviazione dei confronti di monsignor Paolo Rigon “riafferma la possibilità del tribunale ecclesiastico di interloquire su tutte le dinamiche della famiglia, anche su quelle più delicate come l’omosessualità di uno dei due coniugi”, afferma l’alto prelato.

“Occuparsi delle dinamiche familiari – spiega Rigon tramite il suo legale, avvocato Michele Ispodamia – è la funzione precipua del tribunale ecclesiastico”. Monsignor Rigon ha riferito di “non aver avuto dubbi sull’esito processuale che gli era stato garantito dal suo difensore”.

“Ciò che aveva detto Mons Rigon – aggiunge l’avvocato Ispodamia – lo aveva pronunciato come presidente del tribunale ecclesiastico che ha il compito di tutelare la salvaguardia e l’integrità delle famiglie. Non escludiamo che, in seguito, possa esserci un confronto sul piano etico-scientifico”.

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