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Moschea e Gay Pride un filo rosso

Oggi le regioni più prospere sono quelle che attirano il maggior numero di giovani creativi. Sono loro il carburante che dà slancio all´economia, crea sviluppo e ricchezza. Ma quali sono le calamite capaci di attirare i cervelli più brillanti? Secondo numerosi studiosi (tra cui spicca Richard Florida) uno dei fattori più importanti (assieme alle bellezze naturali, all´esistenza di un´università di serie A e a buone linee di comunicazione), c´è l´indice di tolleranza.

Milioni di esponenti della "classe creativa" (i laureati più promettenti) migrano per il mondo attratti dalle regioni dove è possibile la convivenza tra diversi. È il caso di Toronto e di Montreal, di San Francisco e di Seattle, di Berlino e di Madrid, tutte città dove si mischiano razze, religioni, differenze sessuali in un clima di mutua tolleranza e reciproco arricchimento. Per questo la notizia che Genova è diventata un polo di attrazione per chi vuole cambiare sesso è una buona notizia. Significa che un pezzetto di magistratura illuminata si è saldata a professionalità mediche aperte ai diritti di una minoranza che va aiutata a esprimere i propri bisogni. Questo, nell´anno del Gay Pride genovese, è di buon auspicio. Richard Florida, nei suoi studi sulle città di successo, ha addirittura creato un "Gay Index" (e un "Bohemian-Gay Index") per dimostrare che c´è un nesso tra lo sviluppo delle città, la loro effervescenza culturale (i giovani artisti) e la capacità di garantire diritti di cittadinanza a minoranze come i gay. È questo il filo rosso che lega il dibattito sulla Moschea, il Gay Pride e i 350 ricercatori dell´Iit: il futuro di una città creativa capace di attrarre intelligenza dall´esterno è strettamente legato al clima di apertura culturale verso le minoranze di ogni tipo. Chi si oppone alla Moschea e mostra ostilità verso il Gay Pride in realtà si batte contro il futuro di Genova.

 

 

(12 marzo 2009)
Da La Repubblica / Genova