Da tutta Italia a Genova per il cambio di sesso
Scritto da Marco Preve / La Repubblica Giovedì 12 Marzo 2009 16:06
Il dipartimento dell'Università segue attualmente 270 casi di persone transgender C'è chi ha preso qui la residenza per poter contare su una giustizia più efficiente
di Marco Preve
Per dare un'idea del fenomeno basti dire che al Disem, il Dipartimento di Scienze Endocrinologiche e Metaboliche dell'Università, vengono attualmente seguite 270 pazienti. Di questi 200 sono uomini che vogliono diventare donne, mentre per 70 il processo è quello inverso. Per capire il meccanismo che si è creato è fondamentale sottolineare il ruolo svolto da tre persone: il giudice del Tribunale, attuale presidente della sezione famiglia, Francesco Mazza Galanti, il professor Diego Ferone del Disem e infine Mirella Izzo, storica fondatrice di Crisalide, l'associazione che ha dato voce ai trans. In estrema sintesi ciò che accade a Genova è questo: tempi ristretti, standard di qualità e percorsi pubblici, per ottenere i nulla osta giudiziari, visite e terapie anche questi in un arco temporale contenuto. «Effettivamente - spiega il giudice Mazza Galanti - dopo esserci documentati, aver approfondito in vari modi la tematica, riusciamo a dare di norma una risposta in tre mesi. E' inutile sottolineare che per il richiedente l'attesa è particolarmente penosa perché comporta difficoltà di natura relazionale e comprensibile stress». Il Tribunale di Genova tratta in genere una dozzina di casi all'anno. E c'è chi ha preso la residenza a Genova per poter contare su una giustizia più efficiente in questo campo.
La procedura per il cambiamento di sesso prevede un primo pronunciamento del tribunale sulla richiesta di chi vuole adeguare i propri caratteri sessuali. Il primo passaggio è quello di ottenere attraverso visite psichiatriche la diagnosi di disturbo di identità di genere che consente poi di iniziare la terapia ormonale, l'intervento chirurgico e quindi di ottenere, nuovamente dal tribunale la rettificazione delle proprie generalità all'anagrafe. A Genova il protocollo seguito è quello internazionale Wpath che prevede la figura dello psichiatra, preferito dalle associazioni di transgender rispetto al protocollo italiano Onig che contempla invece sedute di psicoterapia. «In realtà anche il protocollo italiano è buono - spiega il professor Ferone che è segretario della Società italiana di Andrologia - ma il problema è che si presta a deviazioni da parte di soggetti dubbi che dirottano i pazienti su strutture private. A Genova abbiamo raggiunto standard qualitativi apprezzati anche dai pazienti che sempre più spesso arrivano da fuori regione».
(12 marzo 2009)
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