200.000 anime salve al Gay Pride di Genova

200 mila persone persone in corteo. Etero, famiglie, bambini e il popolo LGBTQI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali), che al Pride di Genova è venuto soprattutto per chiedere diritti.
Lezioni d'ironia contro l'omofobia, recita quello lombardo; Vogliamo godere dei nostri diritti, si legge sul carro di Arcilesbica; Non siamo fantasmi, ma palloncini colorati sul trenino Agedo (Genitori omosessuali), carico di bambini. E poi ci sono i Cuerpos libres del carro dei gay e trans migranti.
Genova c'è: le strade del corteo sono stracolme e Vladimir Luxuria, madrina del Pride nazionale 2009, non se ne stupisce: «sapevo che Genova avrebbe risposto con grande calore. La cosa che più mi colpisce è la forte presenza degli etero, che si mescolano con gli omosessuali, camminano con loro. Oggi in Italia noi non ci sentiamo rappresentati e il Pride è un modo per far sentire la nostra voce».
Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, è accanto a Luxuria al capo del corteo: «quello di Genova è stato annunciato come un Pride politico, ma tutti i Pride sono politici. Questo lo è di più, perché oggi in Italia le cose vanno sempre peggio a causa di tutte le violenze di cui abbiamo notizia ogni giorno. Questo Pride lascia un'eredità: il Comitato Genova Pride che non morirà, ma continuerà a portare avanti le sue iniziative contro l'omofobia».
C'era anche don Andrea Gallo, che ha partecipato al Pride con il carro della Comunità di San Benedetto al Porto: «ciò che conta è la libertà e l'amore. Questo Pride vuol dire basta all'omofobia che in Italia imperversa. Dov'è il Ministro delle Pari Opportunità? Anche alla Chiesa chiedo un dinamismo nuovo: non si può non rispondere alle richieste della comunità LGBTQI. L'Italia è una repubblica democratica e laica; c'è libertà di coscienza e religiosa. È necessario ripartire dai diritti di tutti, per passare dalla solitudine alla festa».
Anna Paola Concia, è una delle quattro politiche arrivate a rappresentare il Pd al Pride. Tra le altre, Roberta Pinotti. E gli uomini dove sono? «Sono omofobi!», risponde Concia, che continua: «in Italia stiamo tornando indietro. Bisogna uscire in piazza».
In corteo c'è anche il deputato del Pdl Benedetto Della Vedova: «rappresento Pdl e PPE (Partito Popolare Europeo) e difendo i diritti delle coppie omosessuali. Rappresento anche gli elettori omosessuali». E i DiDoRe? «Sono un piccolo passo nella direzione dei diritti».
Per il filosofo e politico Gianni Vattimo, che ha seguito il corteo fino a piazza Corvetto, questo non era il primo Gay Pride: «questa è stata una manifestazione più politicamente consapevole rispetto a quelle a cui ero abituato. Le stravaganze e il folklore sono state messe in secondo piano».
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