Genova Pride. Ricominciare. Di Aurelio Mancuso.

genova pride bandiera
 
Pubblichiamo l'intervento diffuso da Aurelio Mancuso, Presidente nazionale di Arcigay, su Facebook, all'indomani del Genova Pride del 27 di giugno.
 
Dopo il Genova Pride occorre fermarsi e riflettere. Quello che è avvenuto nella città marittima non è un miracolo, né è dovuto alla buona sorte. Si è trattato di una scommessa ragionata, ben preparata, cui va grande merito al Comitato Organizzatore, ad Alberto, Lilia, Riccardo, e tutte e tutti i/le volontar*. La posizione politica da sempre perseguita da Arcigay e condivida anche da Arcilesbica, Agedo e Famiglie Arcobaleno che i Pride nazionali devono esser itineranti ha ricevuto una clamorosa conferma. Questo ci deve sollecitare ora, ad approfondire le ragioni anche degli altri, ovvero di chi pensa che invece il Pride nazionale vada tenuto sempre e solo a Roma. Non si tratta di una posizione reginista, ma di una interpretazione di questa manifestazione come elemento permanente di pressione nei confronti della politica, che ha il suo centro la capitale. Acquisiti i successi di Roma e di Genova, possiamo fare adesso un passo in avanti? Credo che per prima cosa il tema vero rimane sempre uno solo: come e perché organizzare i Pride italiani. Quale funzione sociale e politica abbiano, chi li decide, dove li si decide. Siamo infatti di fronte ad una novità evidente: i Pride si moltiplicano, da Torino a Napoli, confermando le piazze di Catania, Milano (che quest’anno non lo ha tenuto come fece per Torino per questione di vicinanza delle città). Altre città, altri movimenti lgbt locali si vogliono misurare con la kermesse, questo significa che è ipotizzabile un fiorire di Pride nei prossimi anni. A questo punto più che parlare di Pride nazionale sarebbe corretto, utile per uscire dall’impasse, confrontarci sulla creazione di un “Sistema nazionale dei Pride”. Per affrontare con serietà la questione, serve volontà politica, superamento di conflitti e fratture, che ribadisco per l’ennesima volta non sono da imputare ad Arcigay, ma ad una netta sottrazione di responsabilità da parte di una ben individuabile area politica del movimento. Ma il tempo può, deve aiutarci a ritrovare un senso comune, almeno tra chi condivide che ciò sia necessario. Esiste un appuntamento autunnale richiesto dalle associazioni che si sono riunite a marzo a Genova, proprio per discutere di rapporti interni e Pride. Ci sono città che si sono dette disponibili ad ospitare l’incontro, magari aggiungendo altre questioni. Bene. Abbiamo davanti a noi molte cose da chiarire e molte iniziative da intraprendere: da un rilancio del tema della parità dei diritti per le coppie lgbt, all’omofobia, dal Pride nazionale del 2010 all’Europride del 2011. Vogliamo affrontare questo e tante altre questioni in ordine sparso? A Genova la volontà di unità era palpabile, la presenza di tante associazioni lgbt e della società civile forte e coesa, in un Pride, senza voler sminuire il valore di altri, fortemente politico, assai consapevole che l’uguaglianza e libertà sono parole che oggi si possono riempire non solo di contenuti, ma anche di tante nuove e necessarie disponibilità all’impegno.
 

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